COSÌ CELESTE, di Roberta Lepri (Voland – marzo 2026)

Che meravigliosa scoperta è stata Roberta Lepri. Mentre leggevo continuavo a chiedermi perché non abbia il successo che meriterebbe. Mi è venuto spontaneo pensare ad Amélie Nothomb, non perché le due scrivano allo stesso modo, ma perché entrambe hanno la capacità di raccontare l’animo umano senza anestetizzarlo.
E poi è successo quello che capita solo con i libri migliori: la storia ha cominciato a risuonare dentro di me. Alcuni passaggi mi hanno toccata molto da vicino e, lo ammetto, a tratti è stato persino doloroso continuare a leggere. Ma non perché il romanzo fosse pesante. Perché era vero.
La cosa che ho apprezzato di più è che Roberta Lepri non cerca mai la scorciatoia. Non regala alla protagonista una ribellione improvvisa o un riscatto da romanzo. Le catene psicologiche non si spezzano con un colpo di scena, e lei lo sa bene. Ci mostra quanto sia difficile liberarsi da anni di condizionamenti, quanto sia complicato imparare a scegliere per sé quando per tutta la vita qualcun altro ha deciso chi dovessimo essere.
La rinascita arriva, ma ha il passo lento della vita vera. E proprio per questo funziona. Quando la protagonista riesce finalmente a guardarsi con occhi diversi, non si ha la sensazione di assistere a un lieto fine costruito a tavolino, ma a una conquista sofferta, credibile.
La scrittura è uno dei punti di forza del romanzo. È pulita, precisa, capace di essere delicata e tagliente nello stesso momento. Lepri dice molto con poco e riesce a creare immagini che restano impresse.
Ho chiuso questo libro con la sensazione di aver scoperto un’autrice che continuerò a leggere. E con una domanda che mi è rimasta addosso per tutta la lettura: perché Roberta Lepri non è conosciuta quanto merita?
Recensione di Egle Spano’


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