COME DELFINI TRA PESCECANI François Morlupi

Come delfini tra pescecani
COME DELFINI TRA PESCECANI, di François Morlupi

Seguo François dai suoi esordi, è stato “amore a prima lettura” e non mi sono persa nessuno dei suoi noir. Ho atteso l’uscita di Come delfini tra pescecani come un bimbo aspetta Babbo Natale la notte della Vigilia.

L’ho pre-ordinato per averlo fresco di stampa e quando è arrivato ho avuto quasi paura ad iniziarlo.

Paura di leggerlo tutto d’un fiato e finirlo troppo presto.

Ma non ho divorato questa indagine della squadra di Monteverde, me la sono gustata piano piano, con calma e la dovuta concentrazione.

François mi ha permesso questa lenta lettura…eh già, perché si tratta di un’indagine “vecchio stampo” che deve e vuole prendersi i suoi tempi, che ha bisogno di scovare indizi, di fare analisi e ricerche, avere intuizioni.

 

 

E’ difficile scrivere di un giallo e stare attenti a non svelare nulla!

Ci provo…

Tutto ha inizio da un apparente suicidio, di un uomo apparentemente normale, con una vita apparentemente normale.

“Ma la normalità non attira mai critiche” e la squadra di Ansaldi che è abituata a guardare oltre, si fida ciecamente dell’istinto della “cyborg con a coda di cavallo”, il Vice Ispettore Eugénie Loy, a cui invece qualcosa di questa storia non torna.

Parte l’indagine, lenta e meticolosa, che naturalmente coinvolge tutti gli altri poliziotti di Monteverde, Di Chiara, Leoncini, Alerami, sapientemente e amorevolmente guidati dall’ispettore Ansaldi.

Lascio a voi il piacere della lettura, ma alla domanda “perchè dovrei leggere Come delfini tra pescecani” posso dirvi che…

…non mancano le citazioni filosofiche e letterarie che sintetizzano al meglio situazioni e personaggi

“Un suicidaire est une personne qui craint plus la vie que la mort” Victor Hugo

…si scoprono nuovi pittori e opere d’arte, gli antidepressivi per eccellenza di Ansaldi: Troost, Van Gogh, Turner, per citarne alcuni

…si fa un tuffo nel passato, si ritorna per un po’ agli anni ’80, ed io che ero ragazzina, ho proprio in quegli anni i ricordi più belli

… François ti fa sentire parte della squadra. Ti fa dono di questi quattro poliziotti ognuno con le proprie debolezze e i propri punti di forza. Tutti estremamente veri, umani per niente supereroi da film d’azione.

Non si può non amare Di Chiara, il Cigno Dorato dei campi di calcetto e divoratore seriale di pizza cicoria e salsiccia; è impossibile rimanere indifferenti al fascino del latin lover Leoncini; è pressocchè invidiabile la sana ambizione di Alerami ed è commovente intuire che la rigida corazza di Eugénie piano piano inizia ad aprirsi

 

 

…non mancano i momenti di ironia e comicità, che spezzano il ritmo dell’indagine e ci fanno tirare un sospiro di sollievo. La scena di Metroman in metropolitana, penso di averla riletta almeno dieci volte e se ci penso ancora, ridoooo!

…la morte non è semplicemente un fatto di cronaca, non viene strumentalizzata ma rispettata.

…ci sono molti momenti di “risveglio” di epifanie vere e proprie che segnano degli importanti punti di svolta nella vita del Commissario più amato d’Italia, Ansaldi. Ecco, lui è, a parer mio, il personaggio che più si evolve, che vive momenti di profonda trasformazione fisica e psicologica.

…in questa indagine si inizia a intravedere l’amore!

“Ad …. quel piccolo gesto provocò un effetto devastante. Vi intravide un concentrato di femminilità e di dolcezza. Immagini di sua madre e di Laura rimbalzarono come palline impazzite sul muro dei ricordi. Ebbe un sussulto.”

…c’è una sesta protagonista: Roma, la città eterna, con le sue meraviglie e le sue contraddizioni, con la sua grandezza e i suoi paradossi, sapientemente descritta da chi la conosce e profondamente la ama. Roma non è semplicemente lo sfondo della vicenda, Roma partecipa alla storia.

“Finchè l’ironia e soprattutto l’autoironia resistevano in città, la capitale non era spacciata, avrebbe galleggiato senza affogare. Il giorno in cui le avrebbero perse, sarebbe stata la fine per tutti.”

“Di Chiara impostò il TomTom. L’algoritmo li fece passare davanti ai Fori Imperiali e al Colosseo. Come a volersi scusare per l’ennesimo problema di traffico, la capitale volle offrir loro la più bella vista del mondo. Era in quei momenti che il poliziotto di Colli Aniene ringraziava Dio per essere nato nella città eterna”

 

 

…ed infine arriva al cuore il messaggio che anche i più deboli, i più fragili, quelli che hanno bisogno della compagnia di un cagnolino per iniziare a rapportarsi con il mondo, che si accorgono che pur senza ansiolitici ce la si può fare, trovando la forza prima in sé stessi e poi nel grande, immenso, potente gioco di squadra, si può emergere, perché “i delfini infatti in gruppo, aiutandosi a vicenda, possono rivelarsi coriacei e, uniti, addirittura letali anche per il predatore per eccellenza”…

Grazie François!

Buona lettura!

 

Recensione di Cristina Costa

COME DELFINI TRA PESCECANI François Morlupi

 

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