COL BUIO ME LA VEDO IO Anna Mallamo

COL BUIO ME LA VEDO IO, di Anna Mallamo (Einaudi – aprile 2025)

 

 

Recensione 1

“Col buio me la vedo io” di Anna Mallamo (candidato al Premio Strega)

È la storia di Lucia, il cui mondo un’adolescente è diviso fra “il sopra”, dove si collocano la sua famiglia, la scuola, la sua amica Beatrice, e “il sotto”, dove c’è la cantina della casa della nonna, e Rosario… Nella sua mente tutto è definito: il bianco contro il nero, il bene contro il male. O, forse, no.

Una voce capace di attraversare le ombre e di trasformare la rabbia in forza.

È ambientato a Reggio Calabria, città che diventa parte integrante del racconto, alla stregua di una coprotagonista. Sarà che quelle strade le conosco — eccome se le conosco! — sarà che si tratta di un racconto che non cade nei cliché né nei luoghi comuni, ma in queste pagine viene data al lettore la possibilità di guardare allo Stretto e alla vita con uno sguardo autentico.

È una storia tosta, originale, che regge su contrasti ed equilibri fragili che, a volte, disorientano: si entra nella narrazione certi di saper già come tutto finirà ma, una volta chiuso il romanzo, ci si rende conto che lo sviluppo narrativo non ha fatto altro che spiazzare, capitolo dopo capitolo.

Ho apprezzato questo romanzo per lo stile narrativo ricercato, curato e virtuoso… Non posso che fare il tifo per questa grande scrittrice!

Recensione di Erika Polimeni

Recensione 2

Dopo aver terminato “Col buio me la vedo io” ho la netta sensazione di aver avuto a che fare con una storia venuta a visitarmi da un tempo lontano.

Per alcuni giorni è stato come avere per le mani qualcosa di misterioso, arrivato da chissà dove, come una grossa conchiglia o un oggetto rinvenuto su una spiaggia dopo una mareggiata.

Un romanzo breve che ho letto con la lentezza che si riserva alle cose che meritano attenzione, perché è un libro costruito con la cura meticolosa di una creazione artigianale.

Resterà per me accanto ad altri due libri che ho molto amato, “L’isola e il tempo” di Claudia Lanteri e “Quello che so di te” di Nadia Terranova, in una sorta di trilogia intessuta di fili matrilineari, presenze d’oltretomba, discendenze e grovigli di memorie da snodare.

Una triangolazione di voci che non si basa solo sulla ovvia prossimità geografica – Reggio Calabria, Messina, isola di Linosa i tre vertici del triangolo – ma è resa possibile da quel complesso sistema di vuoti e di pieni, presenze e mancanze su cui ciascuno dei tre libri si sostiene.

Così diversi eppure così simili, questi tre mormorii (Juan Rulfo li avrebbe chiamati “los mormullos”) , tre sussurri mediterranei e ancestrali, voci che svelano e confondono in un sol colpo, al punto che si ha la sensazione di capire e insieme di confondersi, di avanzare e al tempo stesso volgersi indietro, man mano che si prosegue nella lettura.

Anna Mallamo

“Col buio me la vedo io”

Einaudi editore.

Recensione di Valerio Scarcia

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