CLARETTA L’HITLERIANA. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini Mirella Serri

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Mirella Serra

CLARETTA L’HITLERIANA. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini, di Mirella Serri

Chi era veramente Claretta Petacci? Questa è la domanda a cui la Serri cerca di dare risposta con questo libro, arricchito e basato su numerose fonti documentarie, lettere, memoriali, autobiografie e testimonianze dei protagonisti dell’epoca.

Era una ragazza sprovveduta innamorata di un uomo potente che ne ha seguito le sorti per amore appassionato? O un’arrampicatrice sociale, che ha saputo sfruttare con abilità la propria sensualità per ottenere potere e ricchezza?

CLARETTA L'HITLERIANA
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Il libro dà una risposta chiara, sulla quale ognuno di noi potrà riflettere e dare il proprio parere: la ragazza ha deciso volontariamente di sottostare e provocare le voglie del Duce a partire dal 1932 per diventarne un sostegno politico ed emozionale, così da poter ottenere vantaggi per sé e la propria famiglia. Sono numerose le testimoniane riportate in tal senso nel libro, in merito sia ai rapporti con Mussolini che con i suoi aiutanti, che la ragazza (anche con il sostegno ed i suggerimenti della madre) ha saputo abilmente utilizzare a proprio vantaggio: ha fatto ottenere posti di prestigio al padre ed al fratello, facendo anche intestare loro beni sottratti agli ebrei, sulla cui persecuzione affermava candida: “Clara apprezzava il grande sforzo di Buffarini Guidi nell’agevolare il più possibile l’opera di rastrellamento dei nazisti. Il suo sostegno era originato dalla solidarietà nei confronti del Reich. Ma anche dalla personale ostilità nei confronti degli ebrei. La sua famiglia aveva connotati patrizi e si distingueva per la nobiltà del suo sangue, il mondo degli eletti non aveva soltanto il diritto, ma anche l’obbligo di sottomettere e di sterminare gli inferiori: «Io… sono antisemita per un istinto razziale, lo sono spontaneamente, antisemita, direi per dignità di razza, io sono veramente patrizia e sento tutto l’orgoglio del mio purissimo ceppo… per la nobiltà per la rettitudine per l’onestà per l’amor di Patria».” (cit.).

La domanda che sorge spontanea è: come è possibile che nel tempo la figura di Clara sia così cambiata, fino a divenire una martire per amore? I primi resoconti della sua morte testimoniano come fosse stato emesso anche nei suoi confronti l’ordine di fucilazione, e tale volontà di morte è confermata dalle ferite riscontratele in volto a causa di un colpo sferrato con il calcio di un fucile nonché dal fatto che fosse stata condotta sul luogo della fucilazione. Ma passato il primo periodo successivo alla guerra, fu necessario ridisegnarne la figura a causa della marea di dissenso che si era sollevata nei confronti dei partigiani, che avevano eseguito numerose fucilazioni in spregio alle norme, non considerando il periodo storico che era in corso. Ed ecco che Claretta non è più una donna certa di sé e delle proprie idee ma una povera innamorata che si butta davanti al Duce per proteggerlo con il proprio corpo al momento dell’esecuzione. Tuttavia, non è giusto neppure nei confronti della donna appiattirne così la volontà e le convinzioni: la Petacci avrebbe potuto fuggire in Spagna con la famiglia, che si salvò e negli anni del Dopoguerra fece addirittura causa per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla sua uccisione. Decise invece di rimanere con il Duce, l‘uomo in cui aveva creduto e che aveva sostenuto, convinta che il loro potere ed il loro ruolo li avrebbero salvati.

Appiattire la coscienza e la forza delle convinzioni di Claretta permette di renderla uno stereotipo più semplice da gestire ed accettare, piuttosto che riconoscere le sue sfaccettature ed il suo operato come volontario e ben determinato. Ma in realtà “Clara fu uccisa in quanto collaborazionista di Hitler nel momento più tragico della storia d’Italia, quando i nazisti davano una caccia spietata agli antifascisti e agli ebrei. Era stata la dominatrice di Salò al servizio delle bandiere con la svastica, al fianco di Mussolini nella persecuzione razziale, nel sostegno alla guerra, nell’indebita appropriazione di ciò che non le apparteneva. Non era stata solo una donna innamorata. In un percorso decennale la trasformazione della figura di Clara, che diventa una donna innocente e appassionata, colpita a morte dai partigiani, rappresentò anche una sorta di indulgenza per l’immagine del fascismo e i suoi tanti delitti. (…) Si poteva aggiungere che Clara è stata una delle protagoniste del Novecento, il secolo delle guerre mondiali, delle persecuzioni, dei massacri e della Shoah. È lei l’emblema al femminile del volto buio e oscuro del secolo passato, uccisa, come le venne comunicato al momento dell’esecuzione, «In nome del popolo italiano».” (cit.)

Recensione di Giulia Quinti 
CLARETTA L’HITLERIANA

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