CHI HA UCCISO DESIRÉ BELLANOVA, di Paolo Pinna Parpaglia (Newton Compton)

Un giallo divertente, questo, che ci porta in un’atmosfera da noir americano pur essendo ambientato a Cagliari e con un investigatore che, nonostante il nome di Antony Dupin e le sue velleità di essere come un detective di Chicago nel 53, non potrebbe essere più sardo di così.
Un noir pervaso dall’ironia in cui l’indagine che coinvolge il nostro Depin parte dalla morte di Oscar Bellanova, marito di Desiré, che sembra nascondere un triangolo amoroso un po’ particolare in cui sono coinvolti anche un gigolò ed un locale per uomini gay. Osteggiato nelle indagini, che svolge per conto di Desiré, dal poliziotto che se ne occupa, un tenente chiamato Sullivan, Depin si muove come se fosse Humfrey Bogart in un suo film, con un impermeabile che non riesce mai ad utilizzare perché a Cagliari piove poco e quando si decide a cadere la pioggia lui è sempre a casa o in ufficio. Non porta con sé armi se si esclude una pistola giocattolo, non ha neanche il porto d’armi e si muove con un’Alfa GT junior del 76, di proprietà del padre, che parcheggia sempre in modo poco appropriato divertendosi a collezionare contravvenzioni. Con il padre non ha un buon rapporto anche perché l’uomo che è un famoso faccendiere cagliaritano non approva le sue scelte di vita un po’ particolari.
Il nostro Dupin così indaga muovendosi nell’hinterland cagliaritano, con il suo borsalino in testa ed i suoi lunghi baffi; uno dei posti da lui preferito è il bar di Larry, situato davanti al suo ufficio, dove va spesso a bersi un bourbon. Il giovane è anche innamorato della giovane Lara, mentre è in perenne conflitto con una sua coinquilina che lo accusa di riempire di fumo i vani comuni e di aver fatto fuori il suo gatto ma che Depin ammansirà con promesse sessuali ed affettive facendo sì che la donna gli prepari gustosi e costosi pranzetti. La situazione si complicherà quando viene uccisa anche Desiré in una storia un po’ contorta, ma il divertente del libro è la descrizione di Antony Depin e del suo entourage, sino alla sorpresa inattesa del colpo di scena finale.
Recensione di Ale Fortebraccio


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