CHE VENGA LA NOTTE di Alessandro Ceccherini (Nottetempo)

” La luce dei fari illumina la strada e lui, l’avversario di tutti, il dio della notte, ingrana la terza e pensa che la vita non è poi tutta ‘sta gran cosa, è un gioco d’azzardo a cui tanto vale vincere, e per vincere si deve stare dalla parte della morte.”
In questo libro la “storia maledetta” è quella di Donato Bilancia, che, tra l’ottobre del 1997 e l’aprile del 1998, uccise 17 persone.
Bilancia era una creatura notturna, e notturno è anche questo romanzo, buio, piovoso, illuminato solo, di tanto in tanto, da lampi distruttivi.
Prevalentemente di notte Donato Bilancia svolgeva il suo lavoro di ladro scassinatore e rapinatore, di notte spendeva i soldi così “guadagnati” nelle sue due ossessioni: il gioco e le donne.
Dotato di una scarsa virilità, aveva un complesso di inadeguatezza nei confronti del sesso femminile che presto si trasformerà in odio e disprezzo; non riuscirà mai ad avere una relazione stabile, anche perché si riteneva indegno di amore, le uniche donne con le quali riusciva ad avere rapporti erano le prostitute.
Accumulò e si sputtanò centinaia di milioni nelle case da gioco e nei casinò, per lui i soldi erano tutto, rispetto, potere, rivalsa, e la povertà una colpa; così, quando perse tantissimo denaro nella bisca gestita da due suoi amici, e fu costretto a vendersi tutto e ad andare a vivere in un buco al piano seminterrato umido e buio, si convinse che i due biscazzieri lo avessero fregato, disse di averli sentiti ridere di lui. Il fantasma dell’inadeguatezza, di nuovo, che lo seguiva fin dall’ infanzia, poco virile, poco furbo, senza una lira… L’ incubo straripa dal regno del sogno a quello dell’ atto… Li uccide, uno da solo, l’altro insieme alla moglie sposata da poco.
Ma poi non si ferma. Il demone che vive dentro di lui ha preso il sopravvento. Truciderà una coppia di gioiellieri, due cambiavalute, un metronotte, due vigilantes, quattro prostitute, un benzinaio, un’ infermiera e una babysitter sul treno, questi due delitti forse i più tremendi, sicuramente i più simbolici.
Che la psiche di Bilancia fosse un paesaggio oscuro nel quale neanche lui riusciva ad orientarsi, fu subito chiaro all’ indomani del suo arresto, e poi durante il processo. Non riconosceva la realtà, e architettava continuamente piani con cui arginarla e controllarla.
Per un certo tempo penserà di riuscire a uscire di galera ancora abbastanza giovane da poter ricominciare a fare soldi. Poi i tredici ergastoli, e inizierà a cambiare qualcosa, e poi la triste fine: i suoi polmoni, provati dalle migliaia di sigarette fumate nelle interminabili notti della sua vita, cederanno all’ assalto del COVID, e lui rifiuterà l’ ossigeno, lasciandosi morire all’ ospedale di Padova, città dove era detenuto.
Resta l’ orrore, resta il mistero su cosa abbia spalancato la porta sull’abisso di un uomo, e abbia scritto con il sangue questa storia di sogno e solitudine.
Recensione di Azzurra Carletti


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