ARACOELI, di Elsa Morante (Einaudi)

Oltre il romanzo. Aracoeli è Elsa, il suo ultimo periodo, la sua disillusione, la sua amarezza, il suo dolore più cupo.
E’ forse la chiave per decifrare gli ultimi anni della sua vita, quando si sentiva sempre più fuori dalla massa, quando il suo disagio psicologico, anche nei confronti della vita, si fa via via più prepotente.
Non passano troppi anni dalla pubblicazione che Elsa tenta il suicidio.
Il dolore è il vero protagonista di questo intimo diario di viaggio della “grande solitaria” della letteratura italiana.
È il duplice viaggio di Emanuele, 43enne omosessuale, borghese, che si vergogna di essere borghese, un giovane introverso, bruttino, per tutto questo viene deriso, allontanato, umiliato.
Il racconto si apre con il suo viaggio in Andalusia, alla “ricerca” delle sue origini materne, e prosegue con un viaggio a ritroso nel tempo, a partire dal primo incontro dei suoi genitori: Aracoeli, splendida andalusa e Eugenio, Comandante dell’esercito regio.
Il viaggio nel tempo termina con Manuelito poco più che fanciullo…dai suoi 7 anni ai 43 c’è un vuoto che opprime.
Che Elsa non riempie, che ci fa solo supporre.
I primi 7 anni di Emanuele sono una ricerca spasmodica d’amore, fatta attraverso parole non dette, sguardi e attenzioni rubate, e tanti tanti sogni.
La dimensione onirica in questo romanzo è potentissima.
Aracoeli è il fulcro, il punto di incontro di tutti i personaggi che entrano nella sua vita, lei, il cui nome significa “altare del cielo”.
Manuele la ama, anzi la venera, con un attaccamento e una dipendenza senza eguali, perché con lei e solo con lei ha vissuto i 4 anni più belli e significativi della sua vita, perché lei lo ha amato come nessun altro.
Per Manuele lei è una divinità eterna e quando lei lo “abbandona” lui non può far altro che odiarla… per averlo messo al mondo e poi averlo lasciato solo.
Aracoeli è anche la trasformazione del corpo, simbolo del trascorrere del tempo: gioventù, maturità, maternità, sessualità, erotismo, malattia, decadimento e infine la morte.
Quanto siamo lontani da Procida, l’Isola di Arturo…lui che lascia la sua terra con lo sguardo fiero e curioso, speranzoso, verso un futuro che spera essere migliore. Manuel invece è vinto, sconfitto, non vive, sopravvive. Manuel cerca di partecipare alla storia ma trova solo muri e porte chiuse. Manuel ha solo e sempre cercato di essere amato.
Il linguaggio è potente, viscerale. Le parole sono piene di intensità, dense, materiche, lo stile di Elsa è maestoso!
Non si può semplicemente “leggere” Aracoeli, Aracoeli va meditato a lungo.
“Bisogna passare molte agonie, mica una sola – per guarire.”
Recensione di Cristina Costa


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