ANNA NON DIMENTICA Adriano Giotti

ANNA NON DIMENTICA, di Adriano Giotti (Longanesi – gennaio 2026)

 

 

Un libro che affronta problemi molto attuali, quelli riguardanti un universo giovanile, o meglio, adolescenziale, poco conosciuto soprattutto da chi non ha figli o li ha già adulti; un mondo complesso in cui è difficile immergersi per le difficoltà non solo generazionali ma anche e soprattutto tecniche.

Un mondo di bullismo che diventa cyberbullismo, di tecniche manipolatorie difficili da comprendere e disinnescare, ma anche un mondo che ci fa capire come l’universo giovanile sia spesso lontano anni luce dall’ universo degli adulti.

Ho faticato un po’ e mi sono dovuta documentare su termini per me sconosciuti come creepypasta, grooming, love bombing, trigger factor ma poi ci si trova a proprio agio tra termini e tematiche.

Parte un po’ lentamente ma poi si entra in una spirale che cattura e non solo per il succedersi degli avvenimenti ma anche perché vengono fuori risvolti personali dei personaggi, le loro storie, le loro sensazioni con una buona descrizione di caratteri e dinamiche comportamentali.

Siamo in Abruzzo tra le ancora recenti macerie dell’Aquila e la zona montuosa un tempo ricca di neve, il monte Midia, la Cortina dell’Abruzzo, ora abbandonata perché priva di neve, ricca solo di d’impianti sciistici dismessi e villaggi turistici in stato di abbandono. Un paesaggio inquietante ben descritto e decisamente funzionale al racconto.

È qui che sparisce il quattordicenne Pietro Marcelli, ragazzo solitario, bullizzato e con una famiglia problematica che ha pensato di salvarsi grazie al mondo virtuale in cui è immerso..

Conduce le indagini l’ispettrice Veronica Sgheis che, avendo pure lei un figlio quattordicenne si trova immersa fino al collo in una storia dai contorni tragici.

Non rivelo ovviamente l’avanzare della storia che ci riserva non poche sorprese e mantiene viva la suspense grazie anche all’ambientazione piuttosto cupa fatta di paesaggi montani freddi, piovosi, nebbiosi dove sembra che anche la natura si uniformi alle tragedie personali.

E’ decisamente un buon libro nel suo genere anche perché scritto bene , in modo fluente e con un discreto alternarsi di dialoghi e parti descrittive. Lo consiglio.

 

Recensione di Teresa Chi

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