ANGELINA, di Ciriaco Offeddu (Bompiani – aprile 2026)

Angelina è un romanzo tratto da una storia vera.
In tutto il romanzo si alternano Assunta e Angelina, le protagoniste di una storia che all’inizio ti lascia scioccata per la gravità della vicenda, poi arriva la rabbia e non puoi far altro che continuare a leggere per sapere se ci sarà giustizia.
Assunta Diotallevi è nata nel 1942 a Gairo, oggi un paese fantasma dopo un alluvione, come Maria Assunta Perredda. Fin da bambina ha subito violenza dal nonno paterno. Rimasta incinta all’età di dieci anni partorì una bambina nel gennaio del 1953. All’ospedale si presero cura di lei, le diedero una nuova identità e la mandarono lontano in un orfanotrofio.
Qui Assunta inizia a vivere anche se pensa sempre al pianto della sua bambina. Non l’ha mai vista, né abbracciata.
Quando lascia l’orfanotrofio si trasferisce e trova un lavoro, grazie al suo angelo custode, Suor Angela, che continua a vegliare su di lei.
A nessuno racconta la sua storia, e dopo il matrimonio mette più distanza tra lei e la famiglia d’origine trasferendosi in Canada. Ma la distanza non può farle dimenticare il peso che porta nel cuore, continua a sentire il pianto della sua bambina.
Angelina Lai è quella bambina. È stata adottata subito da una coppia, bravissime persone, che l’amano senza riserve.
La spensieratezza di Angelina viene inclinata un giorno a scuola, quando una sua compagna la chiama “burda”. Lei non sa cosa significa, lo chiede alla mamma quando rientra. I genitori le raccontano la sua storia, quando l’hanno portata a casa e l’amore che provano per lei. Questo non le basta, quella parola ha rotto qualcosa dentro di lei. Man mano che cresce frequenta compagnie sbagliate, il sesso e l’alcool sono un modo per estraniarsi senza risultato.
Ora sono passati settant’anni, Assunta è tornata in Sardegna e inizia le ricerche per ritrovare la sua bambina, per dare un volto a quel pianto che ricorda ancora.
Quando Assunta e Angelina si incontrano, sembrano sorelle. L’emozione è palpabile ma settant’anni sono tanti da poter colmare. Ci sono troppe cose da dire e alcune non verranno dette.
Questa storia fa riflettere. Il male che ha fatto quest’uomo ha rovinato la vita di due donne all’epoca bambine. Assunta non si poteva difendere e chi poteva non l’ha fatto… Perché?
Vivevano tutti sotto lo stesso tetto, non credo che non si siano accorti di nulla.
Assunta cerca di darsi una spiegazione.
“Forse anch’io sono stata uno scambio in natura” dico “Che so: un maiale in cambio della riparazione del tetto, una bambina in cambio dell’ospitalità ricevuta. Forse era così”
Recensione di Giampa Ale Milia


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