ANGELI SEPOLTI, di Patricia Gibney (Newton Compton)

Ecco qua un altro intrigante libro giallo, che fa parte di una serie, di cui non avevo letto niente; la protagonista è una detective irlandese, che lavora nel Garda, corpo di polizia nazionale, e che troviamo qui coinvolta in una complicata indagine collegata al reperimento, in situazioni diverse, del cranio di un bambino durante i lavori di ristrutturazione di una casa e di altri resti di un corpo senza testa lungo i binari della ferrovia.
Lottie, che vive a Ragmullin, ha una situazione familiare abbastanza complicata: vedova da alcuni anni di Adam, marito che aveva amato tantissimo, con tre figli ed un nipotino che dipendono ancora da lei, è sentimentalmente legata al collega Mark Boyd, che a sua volta ha una sorella trentenne che non è in grado di gestire la sua vita senza aiuto e per di più è malato di leucemia.
Anche sul lavoro la situazione non è semplice per Lottie: la sua soprintendente, estremamente rigida, non apprezza il suo modo di operare spesso indisciplinato e c’è anche una collega che cerca di farle le scarpe per avanzare di grado.
Ai ritrovamenti, che già di per sé costituiscono un bel problema investigativo, seguono altre morti, di persone coinvolte nelle indagini, giusto per complicare la vita di Lottie, che tuttavia, grazie anche alla sua determinazione, riuscirà a trovare il bandolo della matassa che sta alla base di tutto.
Un bel romanzo che vale la pena di leggere anche perché non è solo un racconto di fantasia. Infatti Patricia Gibney affronta qui una situazione che richiama quanto è avvenuto realmente in Irlanda, dove nel 2014 a Tuam è stata ritrovata una fossa comune contenente i resti di circa 800 bambini, morti tra il 1925 ed il 1961, che sono poi risultati essere i figli di donne non sposate che venivano ospitati in un orfanotrofio gestito da religiose, aprendo una dolorosa pagina di infanzia violata e di una falsa morale in cui prevale la vergogna ed un senso assurdo di ordine e di omertà, che porta a nascondere la verità laddove invece sarebbe necessario portare giustizia.
Recensione di Ale Fortebraccio


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