
Si può veramente dire che lo statunitense Zane Grey (1872 – 1939), con i suoi fortunati romanzi, dei quali questo è il più famoso, il genere “western” lo abbia inventato lui, fornendo le basi narrative prima per le trasposizioni cinematografiche dei suoi libri, e poi per l’intero filone dei film ambientati nel non meno selvaggio che mitico Ovest americano, e nelle zone di frontiera in genere del vasto territorio degli USA di fine Ottocento.
L’opera in questione uscì originariamente nel 1912. Questa malandata edizione tascabile Sonzogno, recuperata fortunosamente on line, è del 1963.
Innanzitutto il titolo, benché rispecchi un elemento essenziale della trama, non ha niente del tono poetico di quello originale, che in italiano suonerebbe come “I cavalieri della salvia purpurea”, con allusione ai paesaggi erbosi dello Utah, dove è ambientato il romanzo. Ma bisogna anche aggiungere che, anche se i cliché del western ci sono già tutti (pistoleri infallibili, fanciulle in pericolo, fattorie nella prateria, mandrie di bovini da governare, cavalcate e sparatorie tra buoni e cattivi, e via di seguito, uragani compresi), la tecnica narrativa non è ancora quella dei celebri film western americani (e non). Ad esempio, duelli e scontri vari sono per lo più raccontati tramite una narrazione di secondo grado, cioè sono riferiti da un personaggio, non esposti dal narratore principale. È un codice espositivo che risale addirittura alla tragedia greca (!), anche se non so con quale livello di consapevolezza da parte dell’autore.
Poi c’è anche, in questo caso, un elemento religioso, quello della fede mormonica, di cui si discute con notevole intensità, evidenziando caratteri, problemi e contraddizioni di tale atteggiamento fideistico.
Anche la distinzione tra buoni e cattivi è meno manichea di quanto si rivelerà nelle pellicole successive.
Insomma, per chi in vita sua qualche film western se l’è beccato, e magari ci si è pure appassionato, leggere di quando tutte quelle storie di cavalieri con speroni d’argento, cappellacci, cinturoni e, ovviamente, pistola (anche due, in certi casi) cominciarono a creare una loro epica può essere un ottimo stimolo per la fantasia, ma anche per la riflessione.
Recensione di Pasquale Vergare


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