AGNES BROWNE MAMMA Brendan O’Carrol

AGNES BROWNE MAMMA, di Brendan O’Carrol (Neri Pozza)

Era da molto tempo che questo libro giaceva nella pila della vergogna e devo dire che recuperarlo è stata una scelta provvidenziale perché è una lettura ironica e piacevole, seppur sottenda un senso di nostalgia e di tristezza.

Agnes è una madre sola, vedova, con sette figli da crescere nella Dublino operaia degli anni ’60, ma non è la solita madre letteraria tutta sacrificio e devozione, anzi, è sboccata, fumatrice accanita, con una lingua tagliente e una resilienza che non ha bisogno di grandi discorsi per farsi sentire; la sua vita è dura, ma non si piange mai addosso, la sua umanità, il suo spirito, la sua resilienza e la sua capacità di arrangiarsi e tenere insieme la famiglia con l’arte dell’improvvisazione fanno di lei un personaggio vero e unico.

L’autore non ha nessun intento di idealizzarla e, proprio per questo, la rende indimenticabile; è una madre imperfetta ma vera, una donna con le mani sporche e la mente affilata che rappresenta tutte quelle madri e quelle donne che hanno tenuto in piedi interi mondi senza mai ricevere un applauso.

Mi ha colpito come O’Carroll riesca a raccontare una realtà sociale difficile senza mai cedere al vittimismo; la povertà c’è e si sente tutta – nelle bollette non pagate, nei sogni sempre rimandati, nei piccoli lussi che diventano eventi – ma c’è anche una dignità ostinata che non si lascia schiacciare.

E, soprattutto, c’è l’umorismo, quello irriverente, quasi sboccato, che è l’unico rifugio possibile quando tutto sembra crollare.

Ho amato i dialoghi, vividi, veloci, impregnati del ritmo della vita vera, così come ho amato i personaggi secondari, ognuno con la sua piccola storia, a disegnare un coro popolare che ricorda certe commedie teatrali irlandesi.

Ma al centro di tutto c’è lei, Agnes, che ti resta addosso, non come un’eroina, ma come una presenza familiare, tant’è che mi è sembrato di conoscerla da sempre, forse perché ognuno di noi ha avuto, o ha incontrato almeno una volta un’Agnes nella sua vita.

Il romanzo non cerca effetti speciali eppure ti arriva addosso a sorpresa, mentre ridi di gusto per una battuta e subito dopo ti ritrovi con un nodo in gola.

È un libro che parla di maternità, certo, ma anche di amicizia, di comunità, di povertà e orgoglio, di piccoli gesti che tengono in piedi un’intera esistenza e quando l’ho terminato ho pensato che il mondo avrebbe davvero bisogno di più donne come Agnes Browne: imperfette, stanche, ma ostinatamente vive.

Il tono del romanzo è spudoratamente ironico, a volte persino grottesco, ma è proprio questo a renderlo autentico perché la risata non copre il dolore, ma ci convive e l’umorismo diventa una strategia di sopravvivenza, l’unico modo possibile per affrontare una vita che non fa sconti a nessuno.

Alla fine del libro, resta addosso quella sensazione rara di aver conosciuto qualcuno di autentico poiché Agnes non è solo un personaggio ma soprattutto è un’energia e il suo spirito ironico, indomabile e tenero continua a brillare anche dopo l’ultima pagina.

Adesso devo assolutamente tornare a trovare questa donna straordinaria nei suoi altri ruoli in quella che sembra essere davvero una serie imperdibile

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