Abbiamo intervistato Vanessa Roggeri e approfondito la sua proposta narrativa e il suo ultimo romanzo “Il ladro di scarabei”
Intervista n. 297

1) Buongiorno e grazie per aver accettato questa intervista. Per prima cosa le chiederei di raccontarci cosa la spinge a raccontare una storia e quali sono le sensazioni che la portano a trasferirla dall’idea alla pagina stampata?
- Grazie a voi per il cortese invito e l’ospitalità. Riconoscere la storia giusta non è affatto semplice, occorre esperienza e anche dopo anni capita comunque di prendere abbagli. L’idea è buona quando lascia presagire fin dall’inizio uno sviluppo narrativo, come dire che dal seme riesci a immaginare la pianta formata, con tutti i risvolti e la possibile evoluzione dei personaggi. La carica vitale deve essere forte altrimenti, pur iniziando con entusiasmo, tutto può finire per spegnersi molto in fretta. In quel caso sarebbe il classico fuoco di paglia. Ecco, possiamo dire che l’idea deve innanzitutto superare il periodo di prova del primo periodo. Di solito parto dai protagonisti, è la loro personalità e il vissuto passato a spingermi a raccontare una determinata storia. In ogni caso diffido dei facili entusiasmi. Quello che entra in gioco è l’istinto del narratore, una sensibilità alle trame che non si può spiegare ma più che altro sperimentare.
2) Quanto e quale lavoro di ricerca richiede la realizzazione di un romanzo e quali le sfide e le opportunità dietro questa creazione?
- La fase pre-stesura di ricerca è per me la parte più importante del concepimento di un libro. Il nucleo fondante si forma durante: i dialoghi, il carattere dei personaggi, tutti i dettagli delle scene saltano fuori allora e danno un’impronta alla storia che rimane fino alla fine. Anche quando ti sembra di conoscere un argomento è bene non lasciarsi ingannare da una falsa conoscenza o conoscenza superficiale. La ricerca approfondita è comunque importante nella misura in cui tutte le informazioni vengono interiorizzate dall’autore di modo da renderle parte integrante e formante della narrazione. Insomma, se non si compie un lavoro professionale c’è il pericolo di essere didascalici e quindi noiosi e poco credibili.
3) Quali sono gli autori che più di altri sente vicini alla sua proposta o che in qualche modo l’hanno ispirata?
- I punti di riferimento sono cambiati col tempo, si sono evoluti di pari passo con i miei gusti e la mia personalità. Si possono pure leggere migliaia di libri, ma alla fine credo che rimangano decisive le letture giovanili, quelle che ti formano, che ti colpiscono dritto al cuore, che stupiscono e segnano la prima volta di questo o quell’altro genere. Sono stata un’adolescente cresciuta col fantasy, la mia prima radice è da ricercarsi tra elfi e draghi; poi è arrivato King, i classici, è arrivata Jane Austen, le sorelle Brönte, Salinger, Pirandello… La lista è lunga e variegata. Un posto speciale lo occupa Grazia Deledda, soprattutto per la sua storia personale fatta di straordinaria tenacia, determinazione, lungimiranza e visione del futuro.
4) Un elemento che compare nelle sue opere già dai titoli è la natura. Quanto è protagonista nelle sue opere è quanto può essere rappresentativa dei suoi personaggi?
- Soprattutto quando racconto la Sardegna la natura descritta diventa un ulteriore protagonista della storia, una natura intesa quasi in senso animista, dotata di uno spirito che ha lo scopo di far immergere totalmente il lettore in un’atmosfera avvolgente, suggestiva. I miei personaggi sono sempre personificazione di un’essenza di natura che appartiene ai luoghi vissuti: talvolta è il mare dall’ampio respiro, altre volte è l’entroterra col suo carico materico denso e oscuro. Di sicuro la natura è viva e funzionale alla storia, non soltanto una bella cornice da ritrarre.
5) Altra cosa presente sono le figure femminili molto ben caratterizzate e che si rivelano superiori rispetto alla comune credenza e alle superstizioni. Quanto realismo c’è in queste protagoniste e quali spunti di riflessione si possono trarre dalle loro vicende?
- Nelle mie figure femminili è rintracciabile il mio personale modo di concepire la femminilità, nel bene e nel male, una femminilità volitiva, perspicace, sensitiva, marcata a tinte forti nei suoi risvolti vincenti, ma anche nella pervicacia di un convincimento che può rivelarsi deleterio, per sé o per gli altri. Il mio obiettivo è descrivere la femminilità nella sua complessità, quale appunto è, senza fare suggestive apologie femministe, semplicemente raccontare la verità di una dimensione fatta di luci e tante ombre, le stesse che appartengono a ogni essere umano. In questo credo consista il realismo della mia scrittura.
6) Non mancano alcuni elementi soprannaturali, se mi passa il termine”, e penso a opere come “Fiore di fulmine” o “Il cuore selvatico del ginepro“. Che ruolo ha per lei questo elemento che per Italo Calvino aveva una grande importanza nel raccontare la realtà?
- Ha il ruolo che il mistero, dalla notte dei tempi, ha sempre esercitato sull’essere umano. La fascinazione per qualcosa che non puoi catalogare o afferrare ma che per i più sensibili è percepibile oltre il visibile e il tangibile, la subisco anch’io. Per quanto possa definirmi una persona pragmatica e logica, questi due apparenti estremi dell’esistenza non sono antitetici. Si può essere concreti, proiettati nella vita pratica, e allo stesso tempo tendere al sogno, all’impossibile: da questo punto di vista rimanere fanciulli per sempre è il sale della vita. Se non fosse così credo che non potrei fare la scrittrice di romanzi. Finora le mie storie hanno seguito un binario perfettamente in bilico tra luce e ombre, tra vita reale e sfumature che attengono al soprannaturale; ho scelto di descrivere un equilibrio dosato per non dare risposte: quelle le lascio al lettore.

7) Volendo ripercorrere i suoi romanzi ci racconterebbe un ricordo o una sensazione particolare legata a ciascuno di essi?
- Quando ho scritto Il cuore selvatico del ginepro, il mio primo libro, non avevo alcuna certezza, non avevo nemmeno un agente, in uno strano slancio interiore mi sono affidata a Ianetta, la protagonista che all’interno della storia tutti ritengono a torto una strega, mi sono detta che ci avrebbe pensato lei a farmi arrivare a un grande editore, e così sono convinta sia avvenuto. Fiore di fulmine invece è un’idea nata durante i miei studi universitari, in particolare mentre mi preparavo per un esame di storia moderna; ricordo di essermi detta: “un giorno scriverò di una famiglia nobile di Cagliari e di una ragazza speciale”. Dopo anni sono felice di aver tenuto fede alla parola che mi sono data. La cercatrice di corallo è arrivata inaspettatamente, all’epoca stavo lavorando a un’altra trama, ma galeotto fu un soggiorno ad Alghero per un evento letterario; una sera sono rimasta folgorata dalle vetrine scintillati di corallo, e da lì a vedere Regina, la protagonista, tuffarsi dalla corallina è stata questione di un attimo. Il battito dei ricordi scaturisce da un dejà vu vissuto mentre sfogliavo una monografia sulle opere di Raffaello, in particolare il volto di una delle guardie svizzere ritratte nel Miracolo di Bolsena. Ho afferrato al volo quel lampo e ci sono voluti più di dodici anni perché la storia, che tratta un tema delicato e affasciante come la reincarnazione, fosse pronta per essere pubblicata. Antino, Il ladro di scarabei, è arrivato nel 2017, si è presentato come un majolu, uno studente servetto dall’animo ambiguo nella Cagliari del ventennio fascista. La storia è ambientata su un colle sacro di Cagliari, sede della più grande necropoli punica del Mediterraneo. A conclusione della fase documentale mi sono recata proprio lì con lo scopo preciso di catturare lo spirito del colle, lo spirito di un’epoca lontana eppure vicina. Soprattutto i luoghi carichi di storia e sacralità sanno comunicare in modi misteriosi, sta poi all’autore tradurre tutto in parole.

8) 2 anni fa è uscito il suo ultimo lavoro, “Il ladro di scarabei“. Come è stato recepito dal pubblico e cosa ne pensa a distanza di tempo?
- Mi sono resa conto fin dall’inizio che raccontare un personaggio maschile antieroe poteva rappresentare un grande rischio, soprattutto per un’autrice che nei precedenti 4 romanzi ha scelto di dare risalto a personaggi femminili luminosi. Per rompere gli schemi che suonano rassicuranti ci vuole coraggio, a non scegliere la via più facile, quella dell’eroe positivo e rassicurante. Se sbagli potrebbe costarti molto cara. Antino, il Ladro di scarabei, uno dei personaggi che più ho amato proprio per la sua complessità, ha però preteso che gli dessi vita, lo ha fatto con prepotenza, e io seguo sempre l’ispirazione. Per me è di vitale importanza non lasciarmi irretire dalle mode del momento, essere creativamente libera; mi piace essere originale, anche rispetto a me stessa, e lavorare solo a storie in cui credo profondamente. Il pubblico ha accolto Il Ladro di Scarabei considerandola un’opera matura e riconoscendo che descrivere i risvolti più oscuri dell’animo umano è un’impresa tutt’altro che banale. Sono conferme queste che incoraggiano a seguire la propria strada narrativa senza lasciarsi distrarre da nulla.

9) Oggi la comunicazione passa per gran parte dai Social, qual è il suo rapporto con questa realtà?
- Considero i social un’importante finestra di contatto con i lettori e con quanti hanno piacere di seguire il mio percorso pubblico di autrice. In questi casi condivido volentieri viaggi, incontri, pensieri. Da questo punto di vista i social sono uno strumento potente, annullano le distanze un po’ in tutti i sensi, ti permettono di arrivare dove non arriveresti con i mezzi tradizionali. Opportunità di lavoro e innumerevoli presentazioni sono nate proprio perché contattarmi in FB o Instagram è facile. Per il resto, credo che queste piazze virtuali siano troppo spesso tossiche e moralmente anarchiche, ecco perché non mi piace molto raccontare la mia vita privata, o espormi assecondando magari un eccesso di esibizionismo.
10) Come ultima domanda, ringraziandola per la disponibilità, le chiedo se può darci qualche anticipazione sul suo prossimo romanzo.
- È ancora presto per anticipare qualcosa, però posso dire che prestissimo ci sarà una bella notizia.
Intervista di Enrico Spinelli
IL CUORE SELVATICO DEL GINEPRO Vanessa Roggeri


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