Abbiamo intervistato Teresa Ciabatti e approfondito le sue opere partendo dall’ultima Donnaregina

Abbiamo intervistato Teresa Ciabatti e approfondito le sue opere partendo dall’ultima Donnaregina

 

Teresa Ciabatti

 

Intervista n. 304

 

Buongiorno e grazie per avere accettato questa intervista. Per prima cosa le chiederei di presentarci il suo ultimo romanzo “Donnaregina“.

Una scrittrice di cinquant’anni incontra un superboss di camorra con l’intento di raccontare la sua vita criminale. Ma mentre annaspa nella narrazione dell’epopea del boss, fallendo, o comunque riuscendo a restituirne solo stralci, incappa in se stessa. L’estraneità al mondo criminale e l’impossibilità di arrivare a un dato certo la mettono di fronte alla sua verità: chi è lei, cosa non ha visto fin lì.

 

 

Il libro nasce dal suo incontro con “O’Nasone”, cosa l’ha spinta a realizzare un’opera del genere e quali obiettivi si è posta?

Sentivo il bisogno di raccontare un mondo lontano dal mio privilegio borghese. L’obiettivo è cambiato scrivendo, via via difatti il romanzo si trasforma, prende forme diverse e attraversa i generi. Inizia come storia di camorra, finisce come storia intimista.

Quali sono gli aspetti principali di questa figura che emergono e che sorprendono a suo avviso?

L’umanità, non nel senso di bontà, ma di caratteristiche comuni al genere umano, di vicinanza a noi. Il punto è stabilire il noi. Chi siamo noi che ci mettiamo dalla parte del bene nella contrapposizione a loro? Il superboss allora diventa lo strumento per indagare il noi, la protagonista si vede per la prima volta, come vede per la prima volta tutto quello che le è attorno. Si risveglia da uno stato dormiente (il privilegio borghese), scopre l’ombra dentro di sé. Le miserie, e le macerie. Tra le macerie sua figlia di tredici anni.

Viviamo in un’epoca in cui si cerca di smussare gli angoli dei “cattivi” cercando quasi una giustificazione delle loro azioni. Nel suo libro non ho trovato questo ma anzi una rappresentazione se possibile a 360° con luci e ombre ma senza attenuanti, cosa pensa a riguardo?

Non esiste cattiveria in purezza, né bontà – è la scoperta della protagonista che all’inizio crede addirittura in una stato di nascita: si nasce buoni o si nasce cattivi.

In questo libro ci sono figli da cercare e figli che sfuggono alla nostra comprensione. Ampliando questo sguardo sulla nostra realtà quanto è difficile oggi il confronto tra generazioni?

È in atto una mutazione antropologica. Essere giovani oggi è molto più doloroso rispetto a venti, trent’anni fa, e siccome ce ne siamo accorti tardi, non abbiamo tempo per l’analisi speculativa di cosa sia successo, dove abbiamo sbagliato. Questo è il tempo della presenza, del sostegno degli adulti – questo sì che è un noi – sostegno a ragazzi e bambini.

Anche in questo romanzo come in “La più amata” e “Sembrava bellezza” lei è voce narrante e protagonista. Possiamo vederli insieme come una sorta di grande romanzo di formazione per lei?

 

 

Non sono io. Come non è lo stesso personaggio di romanzo in romanzo. Di sicuro è un tipo di femminile: sguaiato, temerario, incosciente, confusionario, fragilissimo. Un femminile che in questo romanzo invecchia. E che lei, la protagonista, invecchiasse, per me era il centro della storia. A un certo punto della scrittura ho capito che invecchiare doveva essere la conquista di tutti i personaggi del libro, quello che veramente accomuna boss e scrittrice.

Qual è il potere della narrativa tanto nella comunicazione e nell’esplorazione di se stessi?

Se ha questo potere, è bene che lo abbia a posteriori. Mai scrivere col proposito di comunicare se stessi, tantomeno di capirsi meglio. Nessuno di noi è così interessante, di sicuro non lo sono io.

Rimanendo sul tema della comunicazione e un fatto che ormai questa viva per gran parte sui Social, qual è il suo rapporto con questa realtà?

Adesso nullo. Anni fa invece è stato un mezzo per dare forma a una voce narrativa. Il luogo dei tentativi a vuoto.

Guardando in generale anche alle altre sue opere quali sono i temi che ama affrontare e quali sono le storie che catturano la sua attenzione al punto da volerle raccontare?

Oggi sono una scrittrice profondamente diversa da dieci, quindici anni fa. Rimane l’interesse per certi temi: la famiglia come primo luogo in cui si fa esperienza del potere. Famiglia, adolescenza, fallimento, sentimenti non corrisposti, dispersione di sentimento. È cambiata la prospettiva. Sono invecchiata, la rabbia è passata. Mentre prima attraverso la scrittura facevo a pezzi quel che appare, quel che è dato, oggi, dopo aver distrutto, sento la necessità di ricomporre.

Recensione di Enrico Spinelli

 

DONNAREGINA – Teresa Ciabatti

DONNAREGINA Teresa Ciabatti

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