Abbiamo intervistato Stefano Vicario parlando del nuovo romanzo Essere o non essere

Abbiamo intervistato Stefano Vicario parlando del nuovo romanzo Essere o non essere

 

Stefano Vicario

 

Intervista n. 317

 

Buongiorno e grazie per aver accettato questa intervista. Prima di tutto le chiederei di presentarci il suo nuovi romanzo “Essere o non essere“.

“Essere o non essere” è l’episodio conclusivo della “trilogia degli stracci”. Andrea, l’avvocato barbone, indaga su un giro di scommesse illegali che ruota intorno a dei combattimenti clandestini che si tengono in una grotta al parco della Caffarella, a Roma. Andrea accetta di indagare sulla misteriosa scomparsa di un pugile coinvolto nei violenti incontri di kickboxing, e lo fa per non tanto per amore di giustizia e verità, ma per non vedere quello che è diventato, un uomo che non ha il coraggio di riprendere una vita normale fuori dalla strada, ma che ne ha tanto da rischiare di lasciarci la pelle sfidando la mafia che gestisce i combattimenti.

Questo è il terzo romanzo con protagonista Andrea Massimi, ex avvocato e ora clochard. Come e maturato in queste 3 storie e quali aspetti della sua persona vengono maggiormente alla luce?

È come ti dicevo sopra. Ad Andrea gli stracci del clochard stanno ormai stretti, ma sente di aver fatto troppo male nella sua precedente esistenza, quando era solo l’avvocato Massimi, per avere la forza di riprendere una vita fuori dal marciapiede.

 

Nonostante lui cerchi di essere “invisibile” la vita lo mette di fronte a delle situazioni a cui non può sottrarsi. Cosa li spinge, nonostante i suoi propositi, a mettersi in gioco?

L’invisibilità dei barboni è il “superpotere” di Andrea. Protetto dai suoi cenci riesce ad arrivare dove un poliziotto o un detective tradizionale non arriverebbe mai. Vive sotto costante copertura, ed è bravo, ha fiuto. Però indaga per non guardarsi dentro, e cerca il pericolo, il rischio, per non essere costretto a scegliere chi e che cosa vuole diventare. Essere o non essere.

Andrea porta con sé un forte dramma interiore che è poi la base del suo primo romanzo e che non riesce a superare. Quanto pesa il senso di colpa sulla possibilità di creare una nuova vita? Ed è davvero la soluzione più pratica cercare di sparire?

Il senso di colpa che Andrea si porta dentro è stato la molla che l’ha spinto in mezzo alla strada e che ancora adesso lo condiziona. Ma sparire non serve, “Tanto ti porti tutto appresso…” come gli dice Flora, la santa dei barboni, un altro dei personaggi chiave della mia storia.

Nella vita di Andrea arriva una minima speranza nella figura del magistrato Anna Ungaro. Come presenterebbe questo personaggio? E in che modo può rappresentare uno stimolo per il “re di stracci”?

Anna Ungaro è il sostituto procuratore che nella notte in cui ammazzarono la moglie e figlia di Andrea arrivò per primo sulla scena del delitto. Poi è diventato l’amore della sua vita. Un amore impossibile tra un magistrato e un barbone. Quanto Andrea è indeciso, sempre in bilico tra due realtà, Anna invece è una donna che sa esattamente quello che vuole, che alle volte maledice la sua bellezza perché la mette in difficoltà in un mondo di maschi caproni. Io le voglio molto bene, e mi piace scrivere di lei. Quando c’è lei sulla pagina non devo neanche mettermi a pensare quello che deve dire, parla da sola. E se per caso è incazzata, povero Andrea se le capita davanti…

Altro protagonista per certi versi è la citta di Roma, quella faccia che non appare sulle cartoline, quella sotterranea. Cosa nasconde di magico o di peculiare tanto in positivo quanto in negativo questa realtà?

Cerco di descrivere una Roma notturna, luciferina, dove bellezza e degrado si fondono in una miscela unica. Qui nei vagoni abbandonati, nelle baracche tra le anse del Tevere, nelle grotte di tufo della Caffarella quello che conta è l’umanità degli Ultimi. L’ho scritto apposta con la maiuscola. Spesso chi non ha niente ha molto di più di chi ha tutto.

Volendo tirare le somme di queste tre opere quale pensa sia il messaggio o i messaggi e gli spunti di riflessione che dovrebbero arrivare al lettore?

Non pretendo di lasciare messaggi o suggerire spunti di riflessione, io racconto solo storie. Ma se un lettore dei miei libri domani incontra un barbone buttato sul marciapiede e non si gira dall’altra parte, allora queste storie saranno servite a qualcosa.

Uscendo dalla narrativa e guardando alla sua carriera non sfugge il suo essere protagonista di alcune delle pagine cui sono più affezionato della tv, soprattutto di intrattenimento. Come è cambiata negli anni questa dimensione e quanto ancora può servire come mezzo di comunicazione, anche a livello ludico, la tv?

Tutto è cambiato molto velocemente. Ormai la TV la fa ognuno di noi con il cellulare, in un flusso continuo di immagini che ti inseguono dovunque anche in mezzo alla strada. La televisione a cui eravamo abituati solo pochi anni fa non esiste più. E’ un bene? E’ un male? Non lo so, forse nessuna delle due. È diversa.

Rimanendo sul tema della comunicazione oggi questa e il confronto passano sempre più spesso per i Social, qual è il suo rapporto con questa realtà?

Sui social sono parecchio pigro, e me ne vergogno un po’.

Come ultima domanda, ringraziandola per la disponibilità, le chiedo se c’è un personaggio o una situazione/ambientazione che le piacerebbe trasformare in una nuova storia..

Ho la sensazione che per il Re degli stracci “Essere o non essere” non si l’ultima avventura.

Intervista di Enrico Spinelli

 

Essere e non essere – Stefano Vicario

ESSERE O NON ESSERE Stefano Vicario

 

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