Abbiamo intervistato Simona Dei per raccontare i vari aspetti legati alla 45ma edizione del Premio Boccaccio

Intervista n. 312
Prima si tutto grazie per aver accettato questa intervista.
Cosa ci può dire anzitutto di questa quarantacinquesima edizione del premio Boccaccio?
Sono io che Ringrazio voi per l’attenzione con cui seguite le nostre iniziative. quest’anno il Premio Boccaccio si svolgerà dall’11 al 13 settembre, attraverso incontri, confronti, riflessioni. Avremo modo di confrontarci con le dinamiche sociali e culturali di oggi interpretandole con la chiarezza e il coraggio che ci ha lasciato in memoria Giovanni Boccaccio. Incontreremo premiate e premiati, approfondiremo con alcuni scrittori e scrittrici i loro libri, ci prepareremo in estate con i circoli letterari e le biblioteche , avremo laboratori teatrali e culturali per i giovani, proiezioni cinematografiche e rappresentazioni teatrali. Un fine settimana ricco all’insegna della conoscenza e della cultura .
Quanto è importante il valore internazionale che ha raggiunto questo riconoscimento?
Il Premio internazionale era una tradizione del Premio prima del Covid, e si affiancava al Premio italiano. In una visione sistemica del
mondo la nostra Giuria ha voluto estendere oltre i confini la scelta dei vincitori, e quest’anno siamo arrivati in Spagna, riconoscendo che la cultura unisce i popoli e va oltre ogni frontiera. Un tema sicuramente non casuale in questo momento storico.
Un premio è anche un’occasione per valorizzare il luogo che lo ospita. Quale crede sia stato il contribuito più importante che il premio Boccaccio ha dato a Certaldo?
Certaldo è stato il luogo che ha ispirato Boccaccio nella sua arte ed è la culla del Premio. Viverlo nel borgo da’ una veste unica e intensa ad ogni appuntamento , grazie alla alleanza con il Comune che ha compreso il messaggio culturale che vogliamo trasmettere e da sempre ci sostiene. questo è possibile e rende il Premio Boccaccio unico nel suo genere e ogni volta diverso. E comunque quest’anno non ci fermeremo alle mura di Certaldo….
C’è una ragione particolare dietro la scelta del Castello della Paneretta di Barberino Tavarnelle per l’annuncio dei vincitori?
Abbiamo scelto un luogo della tradizione toscana, come architettura e prodotti. Un angolo curato che valorizza il passato nella sua integrità rendendolo ospitale e accogliente . Vivere il bello che ci circonda, conoscerlo e farlo conoscere è uno dei nostri obiettivi e condividerlo con chi sostiene il Premio è stato il miglior modo per inaugurare questa edizione.
E veniamo dunque ai tre vincitori, partendo da Rosa Montero. Quali sono a suo dire le qualità più evidenti della proposta narrativa di questa grande autrice?
Rosa Montero si è distinta in questi anni per il suo valore letterario, grazie ad una produzione ricca e continua, e per la presenza costante a EL PAYS, come voce decisa nella difesa dei valori di accoglienza, uguaglianza, rispetto delle diversità, valori mai come oggi importanti da ricordare e direi celebrare.

Parlando poi di Julio Velasco mi è piaciuta molto l’espressione “etica della comunicazione”. In un mondo dove questa è sempre più complicata, e nell’ambito sportivo per certi versi ancora di più, quanto può essere d’insegnamento e formativa la sua esperienza?
Il premio all’etica della comunicazione esiste dal 2019, su richiesta esplicita del Presidente Zavoli, che ha lasciato nel 2020 il testimone a Walter Veltroni. Fu proprio lui a evidenziare l’importanza di difendere chi comunica in modo etico, senza demagogia e toni roboanti, con rispetto e verità. Velasco è sicuramente un esempio vivente di quanto una comunicazione rispettosa e incoraggiante possa favorire un clima di squadra, una cultura aziendale costruttiva, un modo di creare comunità solidale nello sport, nel lavoro, nel proprio contesto di vita. Sono certa che lascerà messaggi significativi per ciascuno di noi.

E infine, parlando di giornalismo e di Francesco Costa, quali sono secondo lei le difficoltà nel raccontare l’attualità e nel dare un quadro il più possibile esaustivo e corretto degli eventi? E quale il talento principale di Costa in questo senso?
Al direttore del Post la giuria del Premio ha riconosciuto l’impegno nel comunicare gli eventi con immediatezza e nello stesso tempo cura e profondità della informazione. La grande capacità di utilizzare gli strumenti di diffusione di oggi (social, app, web) mantenendo il rigore giornalistico di chi vuol dare una versione oggettiva, scevra da giudizi ma comunque attenta ai valori di una società etica . E non ultimo è stata riconosciuta a francesco Costa la grande competenza di analisi del contesto statunitense , estremamente interessante alla Luce dei fatti di oggi.

Visto che se ne parla anche in ambito artistico, come vede questa progressiva crescita come importanza e utilizzo dell’intelligenza artificiale? E più un mezzo utile o un pericolo per chi crede ancora nella genuinità del pensiero umano?
La IA è un tema che sto approfondendo da vari punti di vista e nel conoscerla ho attraversato la fase della curiosità, del timore, dell’innamoramento e del distacco. Ho sentito dire molto e il contrario di molto, forse in sintesi la cosa principale da sapere è che esiste, si sta sviluppando, può essere una grande opportunità e, come i cambiamenti più profondi, anche un grande rischio. Non è la prima volta che il mondo affronta questi cambiamenti, viverli è un diritto per consentire la progressione della umanità , comprenderli e guidarli è un dovere per garantire che non si perda la lettura umana delle cose, che non è ad oggi riproducibile neppure nella IA più performante.
Un’ultima domanda, ringraziandola per la disponibilità e tornando a Boccaccio e alla sua opera più famosa. Oggi quale situazione potrebbe portare a un immaginario isolamento di 10 narratori e quali potrebbero essere i potenziali sviluppi?
Abbiamo vissuto questo periodo nel 2020 e 21, quando i ragazzi che hanno scritto le novelle per il concorso Boccaccio Giovani erano ognuno nella propria camera, in classi virtuali, con mascherine sul volto, senza abbracci e baci. Per loro quel testo fu una liberazione, e ce lo raccontarono quando vennero (in pochissimi) nel salone dei cinquecento a maggio 2021 riaperto per premiarli. Il mondo attuale purtroppo tende a isolare, porta a leggere le cose con un filtro individualistico, di interesse personale , di priorità . La cultura rompe questi paradigmi, unisce menti e cuori al di là degli isolamenti fisici o mentali e crea reti forti per una società sana: questo volle fare Messer Boccaccio durante la Peste e , in sua memoria viva, questo facciamo noi oggi. E continuiamo a crederci grazie a tutti voi che ci seguite
Intervista di Enrico Spinelli


Commenta per primo