Abbiamo intervistato Simona Borgatti e approfondito la sua nuova opera Coppi del destino

Intervista n. 315
Buongiorno e grazie per aver accettato questa intervista.
Grazie a voi per l’opportunità.
Per prima cosa le chiederei di presentarci “Coppi del destino – cronache di Pieve Paesino” (La Memoria del mondo Editore)
“Coppi del destino” è un giallo leggero dove non ci sono ispettori né autopsie, ma tutta una comunità che ruota attorno al fatto sanguinoso con sospetti, pettegolezzi e sensi di colpa. Il finale sarà inaspettato perché alla fine “un” colpevole” o “una” colpevole comunque ci sarà.

Il romanzo è ambientato nel borgo immaginario di Pieve Paesino. Come è arrivata a concepirlo e quali sono pregi e difficoltà nel creare un luogo di fantasia rispetto a una località reale?
Pieve Paesino nasce dall’unione di alcune caratteristiche di alcuni comuni vicini al mio: abito in una località di campagna a pochi chilometri da Milano. Quindi non è stato difficile creare questo borgo immaginario che, alla fine, è tanto simile alle migliaia di paesini sparsi lungo tutto lo Stivale.
Quanto è impegnativo per uno scrittore rendere il luogo delle sue avventure credibile per il lettore al punto da fargli desiderare che quel posto esista davvero? E quali sono le accortezze da adottare?
Secondo me molto dipende dall’affetto che si prova verso quel luogo. Penso ad esempio ad Andrea Vitali con il suo lago e Bellano. Se si ama molto la località dove si vive, lo si vuole far conoscere anche ad altri raccontandolo. E se il romanzo arriva in TV, alcuni autori e autrici potrebbero tranquillamente collaborare con le Proloco. 😉
Nel romanzo non c’è un vero e proprio protagonista ma si direbbe più una storia corale, quali sono secondo lei le figure che più di altre danno il principale contributo allo sviluppo degli eventi?
Innanzitutto i tre mariti delle maestre con i quali si apre il romanzo che penso siano ben caratterizzati: molto diversi si trovano uniti nel condividere la vita con tre maestre e non è poca cosa. Don Luigi Traffico, lo stravagante parroco, ma anche la sua perpetua Rina Spirolazzi e la sua bizzarra “mametta” arrivata all’improvviso. Ogni personaggio, anche quelli minori, sono funzionali alla storia.
Per la loro realizzazione si è ispirata a qualche figura reale?
Il segreto comune a molti autori è quello di saper osservare tic, manie, comportamenti di persone conosciute per poi frullare tutto insieme.
Ho trovato l’opera una sorta di ritratto sociale dove ogni ambiente e ogni personaggio rappresentano, in piccolo, elementi della nostra realtà quotidiana, cosa ne pensa a riguardo?
Nonostante i grandi centri italiani – molti di questi assai turistici – il grosso della società italiana è costituita da piccoli paesi e da cittadine e sono proprio questi contesti a prestarsi meglio per raccontare la vita, la morte, l’amore, la quotidianità. In una società sempre più impersonale abbiamo bisogno di rapporti umani autentici con le loro luci e anche le loro ombre: i paesi sono luoghi perfetti.
A un certo punto un fatto drammatico scuote la vita ordinaria dei personaggi e svela una realtà di invidie e malelingue. Quanti legami ci sono con ciò che viviamo ogni giorno non solo nei fatti di sangue ma anche nella quotidianità?
I legami sono tanti e tutti importanti, ma è proprio quando accade un fatto imprevedibile che si svela la vera natura delle persone. Ciò avviene a Pieve Paesino, ma anche nelle comunità reali e più piccole sono e più ci si diverte 😉
Rimanendo sul tema della quotidianità ormai comunicazione e condivisione passano sempre più spesso per i Social, qual è il suo rapporto con questa realtà?
I social erano nati con un buon intento: riprendere e mantenere contatti tra le persone lontane o “perdute”. A distanza di decenni, purtroppo sono diventati il luogo dove dire tutto senza avere filtri di alcun genere o dove mostrarsi. Sono governati dagli algoritmi e dalla sete di guadagno delle big tech. Lo sappiamo, ma continuiamo a usarli: ne siamo dipendenti. Hanno un potere immenso: possono distruggere vite così come indirizzare gli esiti elettorali. Io sono su FB e da nemmeno un anno su Instagram più che altro per promuovere il libro. Forse la promozione editoriale sui social aveva più senso anni fa, ora è molto inflazionata: la gente scrolla e non si sofferma, non riesce più a leggere testi lunghi perché l’attenzione è drammaticamente calata.
Tornando a Pieve Paesino, nell’introduzione lei non esclude la possibilità di realizzarne una serie di romanzi, allora le chiedo quali momenti di questo romanzo o quali sensazioni hanno incoraggiato questo suo proposito? E quali potrebbero essere gli sviluppi?
L’incoraggiamento arriva dall’essermi affezionata ai miei personaggi. Mi piacerebbe creare una serie che non abbia al centro un personaggio seriale, bensì una località, Pieve Paesino, appunto. Tenere alcuni personaggi fissi con una loro evoluzione e crearne di nuovi che diano il via a nuove storie sia personali sia sociali. Pieve era nato con il romanzo scolastico “Maestre”, prosegue con “Coppi” e potrebbe andare avanti con un’altra idea attualmente in bozza. Spero di riuscire a completarlo: sono un po’ incostante, purtroppo, e la quotidianità è tiranna.
Come ultima domande, ringraziandola per la disponibilità, le chiederei di spendere qualche parola per “Maestre“, romanzo che già era ambientato nello stesso paesino e presentava alcuni dei personaggi di questo nuovo libro.
“Maestre” era nato dall’esigenza profonda di parlare del burnout scolastico degli insegnanti e delle relazioni tra loro, un argomento poco o per nulla affrontato. La scuola è una comunità che si basa sulle relazioni anche tra gli adulti, invece nei romanzi scolastici si dà più spazio a quelle tra insegnanti e bambini o ragazzi. Mi piacciono i temi di nicchia. Per raccontare queste tematiche serie ho inventato Pieve Paesino e ho usato l’ironia perché sono convinta che un approccio leggero possa avvicinare le persone ad argomenti importanti. Comunque le due storie sono indipendenti: “Coppi” non è il proseguo di “Maestre”, tanto più che le due protagoniste non ci sono più.
Intervista di Enrico Spinelli
COPPI DEL DESTINO – Simona Borgatti


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