Abbiamo intervistato Serena Cappellozza e approfondito il personaggio di Mirna Pagani al suo esordio con il romanzo “Il valore delle cose”

Abbiamo intervistato Serena Cappellozza e approfondito il personaggio di Mirna Pagani al suo esordio con il romanzo “Il valore delle cose”

 

Intervista n. 282

 

Serena Cappellozza (C) Simone Gabatel

 

1 Buongiorno e grazie per avere accettato questa intervista. Parafrasando una celebre frase, “c’è una nuova ispettrice in citta”. Ci vuole presentare Mirna Pagani?

Mirna è una donna con una personalità sfaccettata. È spigolosa, a volte irritante ma anche dolce e molto protettiva nei confronti della sua famiglia. È una brava poliziotta ma in ambito familiare si sente spesso inadeguata, sia come madre separata di un figlio che sta attraversando le difficoltà dell’adolescenza che come figlia di una madre vitale ma impegnativa.

 

 

2 Quali sono state le fonti di ispirazione, narrative e non, che l’hanno portata a creare questo personaggio e l’universo in cui si muove?

I personaggi sono nati in modo molto spontaneo, solo dopo mi sono resa conto che raccontano alcuni pezzi di storia della mia famiglia o di vicissitudini capitate a persone che conosco. Direi che la fonte principale a cui mi sono ispirata è la realtà, anche se trasfigurata. L’attrazione nei confronti della laguna la devo a mio padre che mi ci ha portato fin da piccola. Dal punto di vista narrativo non ho avuto, durante la stesura, un riferimento preciso ma credo che la mia idea di giallo abbia subito l’influenza delle mie scrittrici preferite: Agatha Christie, Alicia Giménez Bartlett e Fred Vargas.

3 Trovo che l’elemento che più affascina di Mirna sia il fatto che appaia al lettore come la classica donna della porta accanto senza particolari elementi che apparentemente la distinguano, una cosa che a mio avviso la rende reale e per certi versi più vicina a chi legge, lei cosa ne pensa?

Penso che Mirna sia una donna come tutte noi con le stesse difficoltà. Cerca di coniugare il lavoro con la famiglia e, a volte, arranca.

4 La sua opera punta molto sul contrasto tra apparenza e realtà e questo si intravede nella caratteristica di Mirna di annotare il prezzo e il valore delle cose. Qual è secondo lei il significato più profondo nel divario tra queste due unità di misura?

Credo che sia un problema della nostra società, che spesso si basa sull’apparenza e perde il vero valore delle cose. Questa era la riflessione di fondo che mi premeva nel periodo in cui ho scritto questo libro.

5 Questo binomio prezzo-valore sembra riflettersi bene nella figura della vittima, un imprenditore benestante ma che non gode dell’affetto delle persone che ha attorno, condivide?

La scelta della vittima, un uomo che dava un prezzo a tutto, mi ha innescato poi l’idea di inserire la notazione sul valore delle cose. In questo caso direi che un personaggio è diventato fonte d’ispirazione per connotare Mirna.

6 Rimanendo sempre sul piano apparenza/realtà possiamo dire che un’altra figura centrale, non secondaria, è senza dubbio la “mantide”, la madre di Mirna, alla superficie distante dalla figura classica della nonna saggia eppure capace di toccare i tasti giusti e di trovare le soluzioni più appropriate?

La Mantide è un personaggio che ho adorato scrivere. La sua leggerezza contrasta con certi aspetti di Mirna e nasconde una saggezza tutta sua. Nonostante si metta spesso nei guai la Mantide è infine una brava nonna.

7 Il romanzo “Il valore della cose” non è solo un Giallo ma ha molto del romanzo di formazione interiore e trovo che un punto centrale in questo senso sia il passaggio della visita di Mirna ai quadri del padre conservati in cantina. Quanto è importante quel momento per capire il suo personaggio?

È un momento cruciale perché i quadri del padre fanno parte di una vita precedente che lei ha rimosso e che verrà alla luce nel prossimo episodio.

8 Chiedo spesso agli autori come sono maturati i loro personaggi nel corso di tanti romanzi. Trattandosi della prima indagine le chiedo se qualcosa del carattere e del comportamento di Mirna Pagani che l’ha sorpresa mentre ne raccontava le vicende.

Mi ha sorpreso la sua voce così poco politically correct. L’intenzione era di creare un’ispettrice più mansueta, diciamo che il personaggio ha preso il sopravvento e infine mi ci sono affezionata.

9 Andando più a monte mi piacerebbe sapere come nasce la voglia di scrivere un romanzo giallo, quali le sfide, le opportunità e le difficoltà che si devono fronteggiare.

Ho sempre amato i gialli fin da piccola, leggevo i gialli per ragazzi. Poi mi piace la sfida di creare un enigma che impegni il lettore nella ricerca della soluzione. Una delle difficoltà maggiori per me è realizzare una scaletta che non venga sconvolta ogni due per tre. Purtroppo ho una fantasia caotica che mi richiede poi di lavorare molto alla revisione del testo. Il giallo deve essere un meccanismo perfetto e se ti trovi a cambiare qualcosa in corso d’opera poi è complesso risistemare. Inoltre la fase di ricerca è sempre impegnativa.

10 Viviamo in un mondo dove la principale piazza di confronto/scontro e condivisione è rappresentata dai Social, qual è il suo rapporto con questa realtà?

I social sono indispensabili ma io li uso lo stretto necessario perché non mi ci sono mai veramente abituata. Scrivo ancora lettere a mano, per capirci.

11 Un’ultima domanda, ringraziandola per la disponibilità. So che è un po’ presto ma possiamo sperare di avere presto una nuova avventura con l’ispettrice Pagani?

Ci sarà sicuramente un sequel ma non so proprio dirle quando, spero l’anno prossimo.

 

Intervista di Enrico Spinelli

 

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