Abbiamo intervistato nuovamente Marco Vichi e approfondito il suo ultimo romanzo Notti nere
Intervista n. 286

1 Buongiorno e grazie per aver accettato nuovamente di rispondere alle nostre domande. “Notti nere” È il quattordicesimo romanzo dedicato alle avventure di Franco Bordelli, quali sono secondo lei le sfide, le opportunità e le difficoltà nel mantenere alta l’attenzione e il coinvolgimento dei lettori?
Fino a quando il commissario continuerà a raccontarmi le sue storie, nessuna difficoltà… anche perché lui continua a starmi simpatico. Quando comincio a scrivere questi romanzi con il commissario, mi sembra di tornare in famiglia.

2 L’ex Commissario sembra diventato più saggio e riflessivo eppure mantiene una certa visceralità quando la situazione lo richiede e un entusiasmo giovanile che non appare mai grottesco o caricaturale. Come riescono a convivere questi elementi nel suo amico Franco?
Magie degli irrimediabili adolescenti che purtroppo invecchiamo. La biologia e l’anima viaggiano su due binari diversi.
3 Ogni avventura di Bordelli porta con sé una piccola-grande novità e questo romanzo non fa eccezione. Senza voler anticipare nulla a chi non ha ancora letto il libro, quanto sono importanti questi colpi di scena nella maturazione del personaggio?
Sono il primo a sorprendermi, non c’è nulla di progettato, le sorprese che trova il lettore sono state anche per me delle sorprese, incontrate lungo il sentiero della scrittura mentre inseguivo la storia.
4 Mi ha colpito molto il passaggio in cui Franco si trova a dover lasciare Firenze per una missione internazionale e confrontarsi ancora una volta con le nuove generazioni. Quanto è importante questo scambio umano e culturale tra L’ex Commissario e i giovani (una cosa che anche in passato abbiamo trovato, un esempio tra tanti Edoardo) per il protagonista e per i lettori?
Questa storia è vera, me l’ha raccontata un amico circa quarant’anni fa, e adesso è riemersa dalla memoria. Mi è apparsa davanti e non ho potuto fare a meno di raccontarla, ovviamente romanzata. Non sapevo dove mi avrebbe portato e cosa sarebbe successo. Devo dire che la ragazza, protagonista di questa storia, mi è entrata nel sangue e le voglio molto bene.
5 Mi piacerebbe soffermarmi su Eleonora, una ragazza che come sappiamo porta con sé una terribile ferita eppure mantiene una vitalità e una serenità interiore eccezionali. Quale messaggio porta con sé una simile persona e qual è la sua forza soprattutto in un periodo drammatico come quello in cui viviamo?
Anche le vicende di Eleonora mi hanno sorpreso. E anche lei. È stata capace di riemergere dal buio di quello che ha vissuto per merito della vita e della luce che ha dentro. Quando racconto una storia, non penso mai a lanciare un messaggio, almeno non volontariamente. Ogni lettore trova nei romanzi quel che più corrisponde alla propria visione del mondo. Ogni lettore scrive metà del romanzo che sta leggendo. E questo lo trovo bellissimo.
6 Altro momento immancabile è la cena bordelliana, con tanto di racconti da parte dei commensali. Mi sono fatto l’idea che questo sia anche un invito al lettore a rilassarsi e evadere dal dramma degli omicidi che ha letto fino a quel momento, una sorta di fuga dalla peste come nel capolavoro di Boccaccio. Cosa pensa a riguardo?
È una sorta di offerta speciale: racconti dentro un romanzo. Una storia che interrompe il filo del racconto principale e ti porta altrove, in un mondo inaspettato. Da lettore, ho sempre amato il racconto nel racconto. Quasi tutta l’Odissea è un racconto nel racconto. Il Grande inquisitore è un racconto nel racconto… solo per fare due esempi eccelsi.
7 Non posso non parlare dei consigli letterari che Franco Bordelli riceve in libreria e che, implicitamente, arrivano al lettore. La narrativa può avere un potere divulgativo e consentire di riscoprire perle più o meno sconosciute della letteratura, condivide?
Quando leggiamo un bel romanzo, ci viene voglia di parlarne agli amici e di regalarlo, per condividere il piacere di quella lettura. A me è concesso di farlo anche attraverso i romanzi. Scelgo di solito grandi romanzi e grandi autori che in questo momento storico non hanno il riconoscimento che meritano. Veri e propri suggerimenti di lettura.
8 Un’ultima domanda, una curiosità. Ormai Bruno Arcieri è presenza fissa e gradita nelle avventure di Bordelli. Le chiedo se c’è qualche personaggio raccontato da altri narratori toscani e non con cui le piacerebbe farlo interagire? La ringrazio di cuore per la gentilezza e la disponibilità. Le chiederei la cortesia di ringraziare da parte mia i librai della Seeber per i loro preziosi consigli: “Il tesoro della Sierra Madre” è veramente un gran bel libro.
Per il momento Bordelli è amico di Bruno Arcieri (di Leonardo Gori) e ha conosciuto al telefono il commissario De Luca di Carlo Lucarelli. In futuro, chissà…
Intervista di Di Enrico Spinelli


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