Abbiamo intervistato Franco Vanni soffermandoci su vari temi che emergono dal suo ultimo romanzo Morte e miracoli del numero 3

Abbiamo intervistato Franco Vanni soffermandoci su vari temi che emergono dal suo ultimo romanzo Morte e miracoli del numero 3

 

Franco Vanni

 

Intervista n. 311

Buongiorno e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Siamo arrivato alla terza avventura con protagonista Steno Molteni, quanto e in cosa è maturato rispetto al suo esordio?

“Nel primo romanzo della serie, Steno aveva una vita stupenda: viveva in albergo (lo fa ancora), si faceva accompagnare con una vecchia Maserati da un amico barbone che gli faceva da autista (lo fa ancora) e di grandi pensieri non ne aveva. In questo terzo episodio, ho deciso di complicare un po’ il quadro: Sabine, la sua ragazza, lo lascia per un altro, e questo lo costringe a riflettere”.

 

 

Arrivato al terzo romanzo crede che il suo personaggio sia ben consolidato o ci sono ancora degli aspetti della sua persona e del suo carattere che potrebbero emergere in storie future?

“C’è ancora spazio per evolvere! In questo romanzo, Steno è diventato grande, ha capito che nella vita non tutto è gratis. Nel prossimo potrebbe affrontare un cambio radicale nella sua vita: cambiare città? Addirittura lavoro? Ci sto pensando …”.

In questa nuova avventura il nostro si trova a confrontarsi non solo con un caso apparentemente derubricabile a incidente ma anche con una situazione sentimentale piuttosto complicata. Possiamo dire che questo libro segna una tappa importante nella sua formazione?

“Assolutamente. L’omicidio che dà il via al romanzo è difficile soluzione, e allo stesso modo lo è il momento del protagonista. Steno non si era mai trovato così tanto nei guai, dal punto di vista emotivo e delle scelte di vita”.

Guardando alla trama sono diversi gli spunti di riflessione. Il primo riguarda l’ambito sportivo, per altro da lei già affrontato nell’opera “Il calcio ha perso”. Quali sono gli aspetti oscuri di questo ambiente che crede siano da sottolineare?

“Lo sport di vertice è una girandola di grandi ambizioni, passioni forti, soldi spesi e spesso sperperati, sogni realizzati e spezzati. Ho voluto raccontare tutto questo, e le figure che si muovono dietro le quinte del grande calcio: ultras, procuratori, compagne dei giocatori, allenatori di provincia che li hanno cresciuti, famiglie e intere comunità che vedono nell’affermazione calcistica dei ragazzini una possibilità di crescita e riscatto sociale”.

I “giochi di potere” dei procuratori e l’ambiente sfarzoso mascherano spesso la situazione delicata di giovani ragazzi stranieri che giocano per passione ma anche per sostenere economicamente le famiglie. Quanta umanità mediaticamente soppressa c’è in questi giovani?

“Le vicende dei giovani africani attratti in Europa con il miraggio di un posto in una grande squadra di calcio sono malinconiche, spesso tragiche. Esistono in Africa scuole di calcio serie – ce ne sono decine – ma altre nascondono truffe alle famiglie, che inseguendo il miraggio del figlio calciatore si indebitano all’inverosimile”.

Quella che la vittima crede la sua fidanzata deve le sue entrate economiche al suo account su Onlyfans, una cosa che attiva sistematicamente il dito accusatore dei moralisti di turno. Quanta superficialità c’è a suo avviso nella trattazione di questa dimensione?

“Onlyfans non è altro che la monetizzazione dell’esibizionismo. Quando tanti anni fa guardavamo le prime edizioni del Grande Fratello in tv, pensavamo: io non lo farei mai. Oggi molte persone, giovani e non, raccontano sui social network tutto quello che pensano valga la pena mostrare della loro vita. E non c’è limite. La dimensione del privato si comprime sempre più. Onlyfans è semplicemente il passo successivo”.

La vittima viene perseguitata a livello Social da un Account nascosto dalla foto di un furetto. C’è una ragione particolare dietro la scelta di questo animale?

“Cercavo un animale che fosse carino e buffo, ma che al contempo fosse un predatore. Mi sembra una buona metafora degli aspetti morbosi della rete: gattini, cuoricini, ma al tempo stesso – e spesso dagli stessi account – insulti e minacce di morte per chi non la pensa allo stesso modo, vota un altro partito o tifa un’altra squadra di calcio. Tutto, ovviamente, dietro allo schermo dell’anonimato”.

Il meccanismo della “macchina del fango” per screditare e/o ricattare esiste da una vita ma in questa storia trova nuovo terreno fertile grazie all’intelligenza artificiale. È davvero così pericolosa in questo senso, al di là delle tante criticità che presenta questa tecnologia?

“Proprio nei giorni in cui viene pubblicato questo romanzo, è vivo un dibattito globale sul proliferare nei social network di account automatizzati (i bot, si sarebbe detto qualche anno fa) che interagiscono in modo violento, offensivo o addirittura truffaldino con utenti reali. È un problema enorme. Le persone più fragili – giovanissimi e anziani soprattutto – faticano a distinguere fra reale e realistico, fra vero e verosimile”.

Un ultima domanda, ringraziandola per la disponibilità. Molte delle minacce passano attraverso i Social e del resto il Cyber bullismo è un problema di notevole rilevanza. Quali sono a suo avviso le strategie che si potrebbero adottare per contrastarlo?

“Anzitutto, ridurre il numero di ore di connessione. Potenziare le esperienze reali al di fuori della rete. Cercare di fare capire ai giovani che il mondo vero è quello fuori dai telefoni, fatto di amicizie, relazioni, gioie e delusioni. Più complicato provarci con leggi, divieti e restrizioni, anche se ovviamente è importante farlo. In ogni caso, è una battaglia epocale, che non è detto sarà vinta”.

Intervista di Enrico Spinelli

 

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