Abbiamo intervistato Franco Faggiani in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo La luce del primo mattino

Abbiamo intervistato Franco Faggiani in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo La luce del primo mattino

 

Franco Faggiani

 

Intervista n. 314

 

Buongiorno e grazie per aver accettato la nostra intervista. Le chiederei di presentarci “La luce del primo mattino“.

Romanzo di formazione a rovescio, sono gli adulti che spesso imparano dai bambini. Storia che ha radici nella realtà, come del resto è successo in tutti gli altri miei romanzi. Insieme di vicende umane e di attività che, se non raccontate, finirebbero per essere dimenticate, come se non fossero mai esistite. Conoscenza di luoghi nascosti. Montereggio, per esempio, da cui sono partiti i primi librai ambulanti, è un paese bellissimo, con trenta abitanti, nascosto tra i castagneti. Difficile da scoprire.

 

 

Il libro si ispira alle vicende ai primi bancarellai della Lunigiana. Quali aspetti di questa storia l’hanno colpita al punto da volerla raccontare?

Il fatto che sono stati proprio questi librai nomadi, spesso anche analfabeti, a diffondere la cultura popolare. A dare il via alle prime librerie a disposizione di tutti e non solo delle persone “colte”, a far conoscere storie, luoghi e autori, a far viaggiare con la fantasia. Alcuni editori del ‘900, poi diventati “grandi”, prima di pubblicare un libro andavano chiedere i pareri dei bancarellai, perché questi, essendo sempre a contatto la gente comune, sapevano esattamente cosa desideravano i lettori.

 

Figure principali di questo romanzo sono soprattutto due donne, Andina e Stella. Con quali parole le descriverebbe? E qual è il loro valore nell’economia dell’opera e nella realtà dei fatti?

Andina e Stella sono donne che hanno avuto esistenze grame, defilate, in un mondo rurale dove l’esistenza era difficile per tutti. Non sono state fortunate nemmeno dal punto di vista affettivo, almeno fino a quando non hanno unito le loro vite. Ma nonostante tutto riescono a dominare i fatti, a modificare gli avvenimenti grazie al coraggio, alla determinazione, alla voglia di riscatto. Sono “donne che ce la fanno” e saranno soprattutto i libri a fornire l’energia necessaria. A proposito. chissà come mai gran parte delle librerie che mi piacciono sono condotte da donne?

 

Anche qui, come in altre situazioni storiche, vediamo come eventi rivoluzionari partano dalla gente semplice e dalla povertà. Cosa pensa a riguardo?

Ci sono due proverbi popolari che sembrano fatti su misura: ‘la necessità aguzza l’ingegno’ e ‘scarpe grosse e cervello fino’. Nelle società di un tempo, niente cadeva dall’alto, non c’erano Stati assistenziali, protezioni, incentivi. Per emergere nella quotidianità e per aspirare a un futuro migliore bisognava fare da soli, rimboccarsi le maniche, ingegnarsi, apprendere. Per rimanere nel mondo dei libri: Arnoldo Mondadori, figlio di un ciabattino itinerante e analfabeta, aveva la quinta elementare, fece il venditore ambulante con un carretto e un asino e poi il garzone in una piccola stamperia di Ostiglia, nel mantovano, che poi rilevò. Il seguito è Storia dell’editoria.

 

Il mercato dei libri usati è ancora oggi un’occasione quasi romantica per scoprire e riscoprire romanzi più o meno conosciuti ed edizioni non più in commercio. Quanto valore ha il persistere di questa tradizione?

Io credo di essere un buon cacciatore di libri usati, un campione europeo di svuotamento delle librerie delle nonne durante i traslochi, dove ho potuto scovare libri altrove introvabili, spesso prime edizioni che altrimenti sarebbero finite al macero. Ho ritrovato molti classici che è valsa la pena rileggere. Difficilmente mi verrebbe in mente di andarmi a ricomprare, per dire, un libro di Kipling in libreria, ma se lo trovo su una bancarella, un po’ curvo e acciaccato dal tempo, lo devo leggere all’istante. Il problema, il mio problema, è che questi libri acquistati compulsivamente non so più dove sistemarli.

 

Quanto crede possa influire negativamente il crescente mercato dei libri in formato digitale?

Non credo che la negatività sia così elevata o che il giro dei libri di carta ne sia danneggiato più di tanto. Lo vedo anche dai resoconti annuali dei miei libri. Io mi ero lasciato andare ai libri in formato digitale quando stavo via di casa per tanto tempo, e non potevo appesantire il mio bagaglio con quelli cartacei. Ma è stata un’esperienza breve, poi ho ripreso a riempire uno zainetto apposito con libri, quaderni, penne, matite e temperini… Un piccolo e confortante peso da libraio ambulante.

 

Guardando alle altre sue opere ce ne è una che secondo lei avrebbe meritato maggiore considerazione? E quella che più di altre permetta a un nuovo lettore di interfacciarsi con la sua proposta?

“Non esistono posti lontani” è il romanzo a cui ancora adesso voglio molto bene. Perché è quello che è stato più divertente scrivere e perché è stato il più sfortunato, uscito in concomitanza con il Covid, credo di aver potuto fare tre o quattro presentazioni o poche di più. Dunque il meno conosciuto rispetto agli altri. L’ho scritto dopo aver fatto un lungo viaggio nelle strade secondarie dell’Appennino, lo stesso che poi avrebbero fatto i due strampalati protagonisti. Durante questo lento e meraviglioso itinerare ho fatto una sosta notturna, del tutto casuale perché nei dintorni non c’erano altri posti comodi, ad Amatrice. E lì ho scoperto le vicende mai raccontate del terremoto. Così sono tornato a casa anche con una nuova storia, che ho scritto l’anno successivo in “Tutto il cielo che serve”. Le mie storie nascono tutte così: per fortuna, incontri casuali, racconti con gente sconosciuta intorno a una tavola, per intercessione degli angeli; perché era destino, forse…   Al lettore che si affaccia per la prima volta sui miei libri consiglierei “La manutenzione dei sensi”, vicende di un padre vedovo che prende in affido un bambino autistico. C’è un po’ della mia storia (ma per fortuna non sono vedovo). Del resto Hemingway diceva: se volete sapere qualcosa di me invitatemi al bar, se volete sapere tutto di me, leggete un mio libro.

 

 

Quali sono i temi o le situazioni che maggiormente le sono di ispirazione? E quale messaggio, se c’è, si sente di trasmettere con la sua scrittura?

I temi: solidarietà, riscatto, la natura che ci insegna a vivere, il fatto che dobbiamo essere “artefici del nostro destino” e non spettatori. Non dobbiamo attendere che le cose accadano, dobbiamo farle accadere.

 

Oggi la comunicazione è la condivisione di informazioni passa sempre più spesso per i Social. Qual è il suo rapporto con questa realtà?

Direi che ho un rapporto ordinario. Uso i social con discrezione, per ottenere quel che mi serve, e non mi lascio usare da loro. Sono naturalmente consapevole che qualsiasi cosa che io scriva o dica attraverso di loro può essere strumentalizzata, usata contro di me, catalogata, rubata (vedi le fotografie che ogni tanto pubblico) o altro. Ma come si dice: non ho nulla da nascondere e, in ultima analisi, del giudizio altrui, o meglio, delle persone che non conosco, non me ne è mai importato niente.

 

Un’ultima domanda, ringraziandola per la disponibilità. C’è qualche evento storico in particolare che le piacerebbe approfondire in futuro con un nuovo romanzo?

Più che un evento storico direi un periodo storico che va dall’inizio del Medioevo a circa il XIII secolo. Da qualche tempo ho un’attrazione fatale per i trovatori, musicisti e poeti colti, che girovagavano nel Sud della Francia e nei paesi poi Occitani, per diffondere l’arte, la musica – spesso goliardica e cortese, capace di unire le persone – e la lingua d’Oc, che tanto aveva affascinato Dante Alighieri. Si dice che al nostro poeta fosse addirittura venuto lo schiribizzo di scrivere l’intera divina commedia in questa lingua. Non so se sia del tutto vero, sto verificando, comunque nel Purgatorio ci sono otto versi in occitano. Ecco, un trobador errante, “dalle corti ai cortili”, ovvero dalle dimore dei regnanti alle piazze dei villaggi, potrebbe essere il protagonista di un prossimo romanzo. Non so come andrà a finire, però ho già raccolto un bel po’ di materiale utile.

Intervista di Enrico Spinelli

 

LA LUCE DEL  PRIMO MATTINO Franco Faggiani

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