Abbiamo intervistato Alberto Beruffi e approfondito il suo personaggio Marco Pioggia partendo dall’ultimo romanzo “La bambina nel buio”
Intervista n. 287

1 Buongiorno, prima di tutto la ringrazio per aver accettato questa intervista. Come prima cosa le chiederei di presentarci il suo ultimo romanzo “La bambina nel buio“.
“La bambina nel buio” è il quarto romanzo che ha come protagonista l’ispettore Marco Pioggia. Pur essendo strutturato per essere letto anche da solo, continua la storia dei precedenti libri e la porta a conclusione. In sintesi, qualcuno sta replicando l’opera dei serial killer su cui ha in precedenza indagato Pioggia, e coinvolge l’ispettore in una sfida in cui la posta in gioco non è solo la giustizia, ma anche la vita della persona che ama di più.

2 Questo è il quarto romanzo con protagonista l’ispettore Marco Pioggia, con quali aggettivi lo descriverebbe?
Difficile ridurlo a pochi aggettivi. Scegliendone pochi: schivo, determinato e protettivo.
3 In questo ultimo lavoro il protagonista si trova a fare i conti con un assassino che tenta in qualche modo di imitare ciò che hanno fatto dei vecchi antagonisti del nostro. Sembra quasi che a conti fatti Marco Pioggia debba confrontarsi più con un’entità, nello specifico il male, cosa ne pensa a riguardo?
Sono d’accordo, e mi fa piacere sia stato colto. L’antagonista, al contrario degli altri romanzi, è più sfumato. Proprio perché, per quanto sta facendo, rappresenta davvero il male, i nostri incubi peggiori.
4 Ogni protagonista di un giallo ha una sorta di demone interiore/scheletro nell’armadio o comunque qualcosa del suo passato che lo segna in qualche modo. In che misura crede che questo arricchisca un personaggio o dia un senso al suo modo di agire?
Una persona reale è sfaccettata e complessa, ed è impossibile da rendere in un romanzo che concentra tutta la storia in qualche centinaio di pagine. I riferimenti al passato aiutano ad avere personaggi maggiormente definiti, e spesso sono uno dei motori che li portano all’azione. La difficoltà è sfuggire dagli stereotipi. Marco non ha particolari vizi, tranne qualche bicchiere di Varadero, ma ha alcuni tic, i biscotti, il braccialetto, che si collegano a quanto ha vissuto, alla sua vita interiore, che altrimenti emergerebbe con difficoltà. Anche perché non amo descrivere quanto pensano i personaggi, preferisco che si deduca dal loro comportamento.
5 Allo stesso modo i protagonisti di una serie spesso non sono del tutto definiti ma hanno dei caratteri che si svelano di volta in volta. Questo tiene sicuramente il lettore attento e curioso verso gli sviluppi di un personaggio ma può essere anche una fonte di sorpresa per l’autore nel momento in cui ne scrive una nuova avventura?
Non ho mai descritto dettagliatamente nessun personaggio dei miei romanzi, perché mi piace che il lettore li possa anche un po’ immaginare. Lo stesso per il carattere, che si svela man mano, e alla fine dei quattro romanzi c’è una visione più chiara dei personaggi. La sorpresa c’è stata soprattutto quando ho scritto il secondo romanzo, perché è durante quella stesura che ho delineato tutta la storia e quanto si sarebbe evoluto Marco durante il suo viaggio. Alcune sue caratteristiche non erano esattamente come le avevo immaginate in un primo tempo, ad esempio il senso di giustizia che sfocia quasi nella vendetta.
6 So che è appassionato di musica, se dovesse abbinare una canzone a ogni romanzo con Marco Pioggia a quali titoli penserebbe?
Per “Una ragazza cattiva”, “Kattiva” una mia composizione che però è parte integrante del romanzo. La potete trovare qui: https://www.youtube.com/watch?v=J0P-CqcZsRI
Per “Prima di morire”, “Walking in my shoes” dei Depeche Mode, perché prima di giudicare il serial killer, occorrerebbe mettersi nei suoi panni e capire cosa ha subito davvero.
Per “Il caso dei tre bambini scomparsi”, che è ambientato nel periodo natalizio, “Last Christmas” degli Wham, perché nonostante sia diventata una delle canzoni di Natale più famose, ha una connotazione malinconica e nel romanzo i riferimenti al Natale si legano a momenti angoscianti.
Per “La bambina nel buio”, “Sally” di Vasco Rossi, perché quando tutto sembra senza speranza, alla fine un filo conduttore c’è, si intravede una luce in fondo al tunnel e le cose acquistano un senso.
7 Nel 2023 ha pubblicato una raccolta di tre racconti che afferiscono a generi letterari diversi dal giallo. Le chiedo se le è venuta in mente la possibilità di cimentarsi con qualcosa di diverso dal thriller.
Ho alcune idee sui prossimi romanzi, alcuni si discostano di più, altri di meno dal genere che ho scelto finora. Ci sarà però sempre un’indagine, anche se in senso più sfumato, non una caccia al serial killer come in questi quattro. Sto progettando un romanzo un po’ diverso, ma in cui la storia si svolge in un mondo dove Marco Pioggia e gli altri protagonisti ci sono o ci sono stati. Poi magari non appaiono, o lo fanno solo per un riferimento o una citazione, ma il mondo è quello.
8 Ho letto che condividiamo una passione comune, quella per i giochi di ruolo e ricordo bene che bastava un niente per dimenticarsi della realtà e calarsi totalmente nella dimensione del gioco, come se qualcosa ci trasferisse in un’altra dimensione. Quali sono a suo dire gli elementi che consentono al lettore di vivere qualcosa di simile sfogliando un romanzo?
L’obiettivo è che il lettore si immerga nel romanzo e fatichi a staccarsene. Cerco di raggiungere questo risultato facendolo affezionare ai personaggi e alle loro vicende, ed è stata per me una sorpresa scoprire quanto alcuni lettori si siano legati a Marco Pioggia e agli altri. Inoltre, mi piace terminare ogni capitolo con qualcosa che inviti a continuare, con un sospeso o un aggancio. In questo modo spero che il lettore sia preso dalla storia e voglia sapere come continua.
9 Nel ringraziarla ancora le faccio un’ultima domanda. Viviamo in un tempo in cui la comunicazione e il confronto passano sempre più spesso attraverso i Social. Che rapporto ha con questa realtà?
Utilizzo i social sporadicamente, in riferimento alle mie passioni, la scrittura e la musica. Seguo poco altro, anche perché sono “pericolosi”. È un attimo farsi prendere, e poi diventano mangiatempo. Ma il tempo è sempre troppo poco.
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